Centro Studi Storici Alta Valle Scrivia

Da Centro Studi Storici Alta Valle Scrivia.

Presentazione e finalità del Centro

Il Centro Studi Storici Alta Valle Scrivia e Località Viciniori, opera dalla metà degli anni '70 nell'ambito della conservazione, studio e promozione, della conoscenza storica del territorio, della Valle Scrivia e dell'entroterra genovese.

Restauro del patrimonio
Vita contadina


La sede del Centro Studi


Storia

Il Centro di Studi Storici fu costituito nel 1975 per promuovere come da finalità statutarie le ricerche storiche locali. Nel giro di pochissimi anni deviò da quelli che erano stati i prioritari obiettivi di fondo e decise, per scelta comune dei suoi non numerosi aderenti, di indirizzare la propria attività verso la valorizzazione e il recupero del patrimonio storico, archeologico, monumentale e culturale dell’Alta Valle Scrivia, attraverso la proposta prima e la progressiva realizzazione poi, di un museo a tappe ed itinerari che ancora oggi, a distanza di oltre trent’anni dalla sua presentazione, avvenuta nel 1978 sulla rivista “Indice”, rappresenta un progetto pilota di assoluta modernità nell'ambito della museologia italiana del territorio. E questo nonostante le inattese delusioni cui la realizzazione del progetto ha finito per andare incontro a partire dagli anni duemila. Una siffatta scelta non fu certamente indolore e ciò a seguito del fatto che essa venne adottata a detrimento non tanto degli studi storici, che potevano benissimo essere rinviati a meno urgente stagione, quanto di un’altra tipologia di ricerca che pure sarebbe stato quanto mai opportuno promuovere e prioritariamente proseguire, e che avrebbe dovuto consistere nella raccolta e fissazione scritta (e in subordine audiovisiva) delle fonti orali, fragile entità legata al ricordo di persone anziane le quali avevano vissuto culture locali che ormai non esistono più, testimoni lasciati invece partire senza essere stati a lungo interrogati, e quindi scomparsi portandosi dietro memorie per sempre irrecuperabili.

Il reperto archeologico e il documento d’archivio possono attendere decenni e secoli prima di essere indagati: la memoria dei vivi no, ed è questo il maggiore rammarico (sentito quasi come la coscienza di un dovere mancato) per ciò che i fondatori avrebbero voluto, ma non sono riusciti a realizzare nel corso del successivi trent'anni: aver lasciato morire inascoltate le ultime voci della nostra cultura contadina e montanara, del nostro passato paesano di fine ottocento, di primo novecento, di epoca fascista fra le due guerre, e via di questo passo. In realtà nulla avrebbe vietato che a far parte del Centro (di cui erano note le finalità istituzionali e non solo, negli anni successivi, l’incessante attività a favore della promozione museologica del nostro patrimonio storico/culturale), entrassero a far parte studiosi e ricercatori non interessati a quegli ambiziosi progetti di recupero ma solo intenzionati a gestire ricerca storica (locale o non) in senso lato, con totale libertà e autonomia di studi personali o consociati. Il tutto, privilegiando se possibile un progetto globale di ricerca che aiutasse il Centro, prima di ogni altra finalità, a fissare storie di emigrazione, di lavoro, di povertà, di rapporti sociali e familiari caratterizzanti tipologie esistenziali profondamente diverse dalle attuali e di cui tanti aspetti significativi, legati all'esperienza diretta e personale dei protagonisti, non saranno mai più chiariti in dettagli; ma questo purtroppo non avvenne ed ora è ormai tardi per correre ai ripari.

A fronte di tutto ciò, rimangono i grandi risultati che l’operazione avviata agli inizi degli anni '80 ha permesso di conseguire, attraverso la progressiva concreta realizzazione del progetto del Museo Storico Valligiano, che per quanto solo parzialmente giunto a compimento, ha portato ad un avanzato ancorché non concluso salvataggio del patrimonio archeologico e monumentale dall'Alta Valle Scrivia, spesso trascurato e mantenuto antecedentemente in condizioni di degrado e totale incuria. Un risultato di tutto rispetto, vista l’esiguità delle forze che il Centro rappresentava e rappresenta: basti ricordare il recupero del patrimonio castellano, in precedenza misconosciuto ed abbandonato alla progressiva rovina (Castello della Pietra, Castello di Borgo Fornari, Castello di Savignone ecc.), nonché la realizzazione di importanti "Sezioni" dislocate sul territorio delle quali non è il caso di riportare qui l’elenco completo (Archeologica, Etnologica, Paleontologica, ecc.). Inoltre, e questa va a merito soprattutto del Presidente del Centro Prof. Giovannio Meriana, l’importantissimo contributo che è stato dato alla salvaguardia e valorizzazione del patrimonio artistico valligiano (Quadreria della Parrocchiale di Montoggio, Sezione ex voto nel Santuario di Tre Fontane, Quadreria della Parrocchiale di S. Bartolomeo di Vallecalda, ecc.). Infine, la realizzazione di diverse "Tappe all’aperto", importanti e meno importanti, per lo stessa natura incustodite (e quindi esposte a possibili vandalismi in caso di mancata frequentazione), che si sperava di riuscire ad affidare alla gestione delle comunità locali (Comuni, Pro loco, Associazioni, ecc.), cosa che purtroppo non è avvenuta. Nonché alla gestione di una Rete museale che per ragioni che non è il caso di illustrare in dettaglio in questa sede, ha fallito i suoi obiettivi e non è stata in grado di dare concretezza ai compiti per i quali era stata fatta nascere. Di conseguenza si è dovuto assistere, senza che al momento si sia riusciti ad individuare concrete prospettive di superamento delle criticità in atto, al pressoché totale abbandono ed iniziale degrado di diverse fra le "nicchie di recupero" all'aperto faticosamente portate a realizzazione.

Ed è stata proprio quest’ultima dolorosa presa d’atto, realtà la quale risale soprattutto all'ultimo decennio addietro, oltretutto aggravata, a causa della situazione di permanente crisi economica nazionale, dal progressivo contrarsi del finanziamenti pubblici necessari per proseguire nel cammino intrapreso, che ha costretto l’Associazione ad interrogarsi con assoluto realismo e con grande urgenza sulle prospettive di completamento del suo progetto museale.

Obiettivi Futuri

Quali debbono essere, in oggi, gli obbiettivi del centro? Quelli di proseguire la progressiva realizzazione delle parti ancora non attuate del progetto di Museo Storico dell’Alta Valle Scrivia per poi abbandonarle al disinteresse pubblico e privato o non piuttosto, attuando una pausa a tempo purtroppo indeterminato (e tuttavia senza perdere la speranza di riuscire a contribuire in qualche modo a promuovere il coordinamento e la fruizione della già imponente realtà portata a compimento, affinché le fatiche di tutti questi anni non risultino aver prodotto frutti in definitiva effimeri), quella di recuperare e dare nuovo impulso alle finalità inizialmente prioritarie (la promozione degli studi storici in senso lato) per le quali l’Associazione era stata a suo tempo costituita? A conclusione di tale non indolore e non facile ripensamento, si è deciso di percorrere questa seconda strada, anche promuovendo l’immissione nel centro di forze giovani e in prospettiva rivitalizzanti. Il futuro chiarirà se una siffatta scelta sarà apportatrice di elementi positivi per il rilancio, la continuità nel tempo e la vitalità dell’Associazione.